ordine di demolizione

ordine di demolizione

Ordine di demolizione, la motivazione non può risultare generica, la motivazione dell’ordinanza di demolizione o del provvedimento di diniego di permesso di costruire in sanatoria deve essere neccessariamente specifica. 

ordine di demolizione

 Estremi della sentenza: TAR Campania, sez. II Salerno, sent. 23 marzo 2018 n. 426 Massima: Illegittima l’ordinanza di demolizione eccessivamente generica e non esauriente. Come previsto dalla giurisprudenza, “Sono illegittimi l’ordinanza di demolizione e il provvedimento di diniego di permesso di costruire in sanatoria privi di una motivazione esauriente, in quanto i provvedimenti negativi in materia edilizia, sia pure a natura vincolata, devono essere motivati in modo esauriente, nel rispetto dell’art. 3, l. n. 241 del 1990, in modo da rendere palese al destinatario, prima, e al giudice, poi, l’iter logico – giuridico seguito dall’Amministrazione procedente” (T .A .R. Friuli – Venezia Giulia), Sez. I, 3/10/2016, n. 410). Di conseguenza, l’anodina frase “Si è determinato che il manufatto abusivamente realizzato, è in contrasto con le disposizioni contenute nelle normative edilizie vigenti”, deve ritenersi illegittima per carenza di idonea motivazione.

 Ordine di demolizione di abuso edilizio

Estremi della sentenza: TAR Calabria, sez. II Catanzaro, sent. 21 marzo 2018 n. 687 Massima: L’ordine di demolizione di un’opera edilizia illegittima ha natura vincolata, non necessita di comunicazione di avvio del procedimento e, anche se interviene a distanza di molto tempo dalla realizzazione dell’abuso, non risulta essere neccessaria alcuna motivazione in ordine alle ragioni di pubblico interesse (diverse da quelle inerenti al ripristino della legittimità violata) che impongono la rimozione dell’abuso L’ordine di demolizione di un’opera edilizia illegittima ha natura vincolata e, pertanto, non necessita di comunicazione di avvio del procedimento, trattandosi di misura sanzionatoria volta all’accertamento dell’inosservanza di disposizioni urbanistiche, che hanno come presupposto l’abuso, di cui peraltro l’interessato non può non essere a conoscenza (cfr. Cons. Stato, Sez. IV, 2 novembre 2016 n. 4577).  Rispetto a quanto detto, si aggiunga anche che il provvedimento, pure quando intervenga a distanza di molto tempo dalla realizzazione dell’abuso, non richiede alcuna motivazione in ordine alle ragioni di pubblico interesse (diverse da quelle inerenti al ripristino della legittimità violata) che impongono la rimozione dell’abuso; e ciò neanche nell’ipotesi in cui il titolare attuale dell’immobile non sia responsabile dell’abuso ed il trasferimento del bene da parte del responsabile dell’abuso al titolare attuale non denoti intenti elusivi dell’onere di ripristino (cfr. Cons. Stato, Ad. plen., 17 ottobre 2017 n. 9).

credit: Di Mario Petrulli, Edil Tecnico